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Windows 9 sarà svelato a fine settembre: addio “piastrelle”, tornerà menu Start e desktop

ROMA – Il prossimo 30 settembre, la Microsoft dovrebbe svelare Windows 9, la nuova versione del suo software di punta. Lo scrive il blog specializzato The Verge. La nuova versione del sistema operativo per pc, dovrebbe chiamarsi ‘Threshold‘ (soglia), ‘riesumare’ l’intero menu Start – per la scomparsa avevano protestato molti utenti – e comprendere anche l’integrazione […]

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Province, abolite e cancellate dalla Carta. Ma erogano premi e comprano terreni

Non solo le Province restano. Ma continuano a fare quello che facevano, come se ci fosse ancora un domani per una istituzione da 11 miliardi di euro l’anno. La ragione è fin troppo semplice, ma il problema è grave per le casse pubbliche che languono: dopo quattro mesi dalla data di entrata in vigore del ddl Delrio (dal nome dell’allora ministro per gli Affari regionali e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Graziano Delrio) sul riordino delle Province, mancano ancora i decreti attuativi per renderlo operativo. “Dovevano essere approvati entro l’8 luglio – spiega il presidente dell’Unione province d’Italia (Upi), Alessandro Pastacci – ma le Regioni non hanno trovato un accordo con il governo. Così hanno posticipato al 5 agosto, senza risolvere un bel niente. Si incontreranno l’11 settembre, speriamo che sia la volta buona”.

RITARDI SU RITARDI. Alla vigilia delle votazioni, indette tra il 28 settembre e il 12 ottobre, per le nomine dei nuovi consigli provinciali secondo la legge 56 (cioè la riforma Delrio), è tutto fermo. Eppure la tabella di marcia verso lo svuotamento degli enti era fissata da tempo. Entro la fine di quest’anno devono scomparire e rinascere sotto nuova sembianza, più snella e, in teoria, meno costosa. In pratica, enti di secondo livello con tre organi: il presidente, carica assunta dal sindaco del capoluogo; l’assemblea dei sindaci, rappresentata dai primi cittadini del circondario; e il consiglio provinciale, costituito da dieci a 16 membri (a seconda degli abitanti) selezionati tra gli amministratori municipali locali. A partire dal primo gennaio 2015, invece, devono nascere le prime città metropolitane: Milano, Roma, Firenze, Genova, Bari, Bologna, Torino, Napoli. Poi toccherà anche a Reggio Calabria e Venezia.

Ma le Province fanno finta di niente e continuano a tenere in piedi la loro impalcatura, rinnovando i contratti interni. Anzi, in pieno agosto, sono più dinamiche e propositive del solito. Tanto per citare qualche esempio, a Salerno il presidente Antonio Iannone, ai primi del mese ha rinfoltito la squadra della sua giunta con quattro nuovi assessori. Il numero uno di Palazzo Sant’Agostino ha atteso invano i decreti attuativi, “e sono andato anche oltre – scrive in una nota – ma, puntualmente, Renzi ha dimostrato di non essere capace di andare oltre gli annunci. Sono nell’esigenza di completare la squadra di governo viste le responsabilità e gli impegni che continuano a gravare sul nostro ente”. E conclude, “faremo fino in fondo il nostro dovere nonostante le decisioni criminali del governo Renzi”. Negli stessi giorni, anche al presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, è venuto in mente di nominare un altro assessore alla Formazione professionale e Politiche del lavoro. La Provincia di Bergamo, addirittura, ha deciso di fare affari comprando un pezzo di terra in Basilicata per 56 milioni di euro (di cui 12 sganciati dall’Ue) dove costruire una centrale a biomasse. Quella di Rovigo, invece, non sente la crisi e due giorni prima di Ferragosto, con un decreto, ha stanziato premi per merito per sei dirigenti e il segretario generale che ai cittadini costano 146mila euro. E poi quella di Torino che ha messo in vendita il palazzo della Questura per fare cassa, scatenando una bufera tra i poliziotti.

Ridotte drasticamente le competenze, trasferite a Regioni e Comuni, fatta eccezione per l’edilizia scolastica e la pianificazione dei trasporti e della tutela dell’ambiente. E questo è il pomo della discordia tra Stato e Regioni. Le seconde, chiarisce Pastacci, “non vogliono accollarsi delle funzioni che la legge 56 ci ha tolto. Si dovranno occupare di cultura, lavoro, assistenza sociale e turismo, ma non sanno ancora in quali termini”. Perché, appunto, mancano i decreti attuativi. “Anche sull’ambiente è un caos totale: alcune cose sono di nostra competenza, altre degli enti regionali, ma oggi chi fa cosa?” si chiede il presidente dell’Upi. E tutta l’Italia è in attesa di una risposta.

INTANTO il Parlamento si è premurato di cancellare dagli articoli 114 e seguenti della carta costituzionale il riferimento alle Province. E poi la beffa. Ai primi di agosto, quindi all’ultimo secondo utile, Camera e Senato hanno apportato una piccola modifica, contenuta nel decreto legge 90, che va a vanificare il senso dello smantellamento degli “enti di mezzo”, cioè il risparmio dei soldi dei contribuenti e una maggiore efficienza dei servizi. Se la legge Delrio in origine vieta in assoluto compensi ai futuri rappresentati provinciali (perché, ricoprendo già un’altra carica, non possono ricevere due indennità), i deputati li fanno resuscitare. Si legge all’articolo 23 che “restano a carico della città metropolitana o della provincia gli oneri per i permessi retribuiti, per i rimborsi spese e le indennità di missione, per la partecipazione alle associazioni rappresentative degli enti locali e gli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi”. Lanciato il salvagente, le casse tornano a tremare, e con loro i dubbi: chi finirà il mandato nel 2015 e nel 2016 percepirà la doppia indennità? Nessuno sa, tutto tace.

da il Fatto Quotidiano del 22 agosto 2014


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Crisi: un ‘ricorrente malessere europeo’, dice il Nyt, temibile come la peste

A definirlo “Europe’s recurring malaise” (ricorrente malessere europeo) sono stati i redattori centrali del New York Times un paio di giorni fa. E già fin dall’inizio dell’articolo spiegano in sintesi il perché di un giudizio così negativo, anche se precisano subito che (il malessere) era perfettamente prevedibile, dato che da una simile fuorviante politica economica, testardamente perseguita nonostante le evidenze che era la medicina sbagliata, non ci si poteva aspettare altro che questo risultato.

A dire il vero ce ne eravamo già accorti anche noi, da un pezzo, di questa incredibile incongruenza, anche se, almeno per ciò che appare nell’articolo del Nyt, non emergono con sufficiente evidenza alcune specificità e limiti del sistema comunitario europeo rispetto a quello americano e delle altre grandi economie globali.

Per esempio: la pretesa di fingersi una federazione senza esserlo e l’ambizione di dotarsi di una moneta unica governata centralmente senza avere creato un reale aggancio alle economie rappresentate.

Questi però sono solo i “peccati originali” della Comunità Europea e per una decina d’anni quasi nessuno se ne era accorto. Quello che è del tutto incredibile (non solo secondo il Nyt ovviamente) è l’improvvida e assurda scelta di imporre per anni una politica di austerità a tutta l’Europa ben sapendo (impossibile che non lo sappiano!) che l’austerità in tempo di crisi peggiora la crisi stessa. Eppure lo hanno fatto e continuano a volerlo fare.

Allora diventa impossibile anche evitare di pensare che tutto questo (cioè la sofferenza di milioni di persone!) sia qualcosa che è perfettamente voluto. Il Nyt lo mette in chiara evidenza: a fronte di una ripresa degli Stati Uniti, la cui economia è ora in crescita di circa il 4%, l’Europa scivola ancora più in basso, la crescita è ormai sostanzialmente a zero!

Nemmeno la cosiddetta “locomotiva” tedesca si salva più ormai.  All’inizio dell’anno le solite fanfare “sparavano” ottimistiche dichiarazioni di crescita all’1 – 2 %, ma solo gli sprovveduti e i non addetti ai lavori ci potevano credere. Con una economia bloccata da oltre due anni di austerity, un livello di disoccupazione altissimo, l’impossibilità di attuare politiche monetarie autonome, le banche sostenute ferreamente, ma anch’esse in sofferenza sia per errori gestionale propri che per una malintesa necessità di ricapitalizzazione imposta centralmente e avviata nel momento più sbagliato possibile, chi seriamente poteva davvero pensare che ci sarebbe stata una ripresa economica in Europa nel 2014?

Frottole per tener buona la gente. Il voto degli sprovveduti vale quanto quello di quelli che si impegnano a capire e loro (quelli che gestiscono il potere nei paesi a regime capitalista) possono contare su un sistema della “libera informazione” molto sbilanciato a loro favore. Altro che ripresa economica! Su questa strada l’Europa è avviata dritta dritta alla stagnazione e ad una lunga depressione economica.

Quelli che stanno nella “stanza dei bottoni” del Consiglio Europeo questo lo sanno benissimo, eppure continuano a sventolare le magiche “riforme strutturali” come se fossero la panacea di tutti i mali. Certamente alcune riforme strutturali potrebbero far bene all’economia e al paese, ma bisognerebbe scegliere con accortezza quelle veramente urgenti e necessarie al rilancio dell’economia non quelle che servono solo a rafforzare la partitocrazia e a smantellare il “welfare state“.

Nel 2008, negli Stati Uniti già in recessione, ma non ancora passati attraverso il tremendo crollo di borsa del mese di settembre (con il fallimento della Lehman Brothers), al fine di sostenere i consumi e la liquidità è stata disposta (con decisione bipartisan) dal Congresso e immediatamente firmata dal presidente Bush, la distribuzione a “pioggia” a tutta la popolazione (con pochi limiti) di una somma variabile dai 700 ai 1400 dollari a testa (o più in alcuni casi). Il costo complessivo è stato di circa 150 miliardi di dollari. Poi è arrivato a fine 2008 e 2009 il sostegno alle banche (circa 850 miliardi). Quindi ancora i ben noti “Quantitative Easing“, cioè l’acquisto di obbligazioni e titoli similari, al ritmo mensile fino a 50 miliardi di dollari (tuttora in essere, anche se per quantità ridotte).

L’Europa, quando è arrivato il suo turno di sostenere l’economia e i consumi ha fatto esattamente l’opposto, ovvero ha tagliato il credito e ha aumentato le tasse. Però continuano a propinarci la solita favola della crescita e dei necessari sacrifici. Eppure sono proprio gli americani del New York Times a tirar le orecchie a Draghi e a dirgli che non fa abbastanza per sostenere la ripresa economica.

Chi o cosa glielo impedisce? Ormai l’Europa è in piena deflazione, perciò la scusa della paura di causare inflazione non regge più. E il governo Renzi con la sua maggioranza che lo sostiene in Parlamento, fanno qualcosa almeno loro? Sì: fanno le riforme strutturali! (dicono). Quali? La fine del bicameralismo perfetto, la nuova legge elettorale “Italicum” (primo firmatario: Calderoli, già padre del porcellum), il decreto svuota-carceri, l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori? ecc…

E queste sarebbero le riforme che dovrebbero far ripartire l’economia? Ma non fateci ridere per piacere! Diteci invece chiaramente chi c’è dietro a tutta questa manfrina e qual è il vero scopo. Se è l’Europa a “dircelo”, meglio abbandonare la nave finché siamo in tempo, altri 4 anni così e non troveremo più nemmeno il Colosseo.

So bene che non sarebbe una passeggiata. Sarebbe come entrare in guerra, anzi, siamo già in guerra (in questo caso economicamente) e se ti invadono la guerra non la puoi evitare. Peraltro potrebbe essere proprio l’unico modo ormai per liberarsi dai troppi parassiti e dal marciume asociale che ha invaso le nostre istituzioni.


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Ferrara, cartello davanti al negozio contro i mendicanti: “No elemosina agli accattoni”

Ferrara come Catania. Se nella città siciliana è stato rimosso il cartello contro gli zingari esposto all’entrata di un supermercato dopo le proteste dell’Associazione Nazione Rom, nel cuore del centro storico del capoluogo emiliano, davanti al negozio Conad, campeggia un cartello più che esplicito nelle intenzioni: “La direzione del supermercato invita i propri clienti a non elemosinare gli accattoni davanti al negozio. Il loro elemosinare gli permette di raccogliere dai 60 ai 100 euro al giorno, tanto quanto un operaio specializzato italiano considerando un importo netto senza tasse”. Nota di colore, la parola “italiano” è sottolineata e scritta in rosso.

Il titolare Raffaele Goberti, candidato con il Nuovo Centrodestra in consiglio comunale alle ultime elezioni, non si nasconde. Anzi. “L’ho fatto – spiega – perché spero che qualcuno si muova, di questa gente non se ne può più. Sia chiaro, il mio è un invito e non un obbligo, ma gli accattoni stanno qui tutti i giorni tutto il giorno. Da circa una settimana ho potuto notare che i vigili fanno qualche giro in più, li mandano via con le dovute maniere ma loro due ore dopo tornano come non fosse accaduto nulla”.

Il commerciante non vuole però sentir parlare di discriminazione dovuta alla nazionalità. “Non è questione di razzismo quanto di decoro, tanto più che l’idea non è nemmeno mia. Ho visto cosa era successo a Catania e mi sono associato, visto che approvo”. Una iniziativa che, a detta sua, non dispiacerebbe nemmeno alla clientela, la cui “quasi totalità è d’accordo con me, direi il 99,9%. In tanti magari non fanno il primo passo perché sono spaventati o comunque intimiditi dal fenomeno, ma se incoraggiati dimostrano di essere della stessa idea. In due giorni solo una o due persone mi hanno detto di non essere favorevoli”.

Goberti vuole lanciare un segnale all’amministrazione per “smuovere qualcosa”. “Spererei in un’ordinanza che vieti l’accattonaggio in centro, ma è fondamentalmente un’utopia. Intanto però facciamo luce sulla vicenda, visto che se dovessimo aspettare che un’iniziativa del genere venga presa da una qualche associazione di categoria stiamo freschi”. Intanto arriva già un primo commento del sindaco Pd Tiziano Tagliani, che ricorda come “un paio di millenni fa c’era un tale che scacciava dal tempio i mercanti; non mi pare gli accattoni”.

Battute a parte, per il primo cittadino si tratta di un “atto incivile” e di una “evidente stupidaggine”. “Se il titolare del supermercato – aggiunge Tagliani – frequentasse la mensa della Caritas si renderebbe conto che l’accattonaggio è un fenomeno grave che coinvolge centinaia di famiglie nella nostra città, e non una forma di benessere simulato”. 


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Pechino, trascinato dalla fidanzata “gelosa” dello smartphone (foto)

PECHINO – Lui aveva lo sguardo fisso allo smartphone, lei evidentemente non ne poteva più di essere trascurata. E così i viaggiatori della metro di Pechino hanno assistito a una furiosa litigata tra due fidanzati. Nelle foto scattate da alcuni passanti e subito finite online e sui social network si vede la ragazza trascinare il […]

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Vattenfall Cyclassics 2014, il percorso

Solo qualche virgola distingue la diciottesima edizione della Vattenfall Cyclassics - Classica di Amburgo 2014 dalle ultime due edizioni confermando così il formato di una corsa di grande successo, seppur oscurata dalla contemporanei ...

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