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Crisi Grecia: la tragedia ellenica è anche un problema di visione del mondo

Grecia 2

La vicenda greca che sta volgendo al termine ha scatenato nelle opinioni pubbliche mondiali un dibattito che è andato ben oltre l’analisi tecnica della situazione, dividendo tra rigoristi completamente intransigenti e solidaristi a oltranza a prescindere e questa differenza si sta radicalizzando dopo il referendum.

Al netto delle estremizzazioni prevalentemente ideologiche, ciò si riporta nella sostanza al dibattito eterno tra i fautori della redistribuzione del reddito e i “meritocratici” che vedono la via d’uscita dalla povertà nell’impegno e i diritti come tali solo se guadagnati.

Questa diversa visione di società possibile si è estrinsecata storicamente anche nella marcata differenza tra cattolici e protestanti, con i primi tendenti a mettere al primo posto tra le priorità sociali la solidarietà e i secondi che la subordinano da sempre non al solo stato di necessità, ma anche al fatto che esso non derivi da mancanza di impegno e di rigore prima di tutto verso sé stessi.

E non è casuale che le campane della solidarietà a prescindere verso la Grecia e più in generale verso le frange meno abbienti nelle varie nazioni vengano suonate a distesa soprattutto dalla Chiesa cattolica (gli interventi dell’attuale Papa lo testimoniano giornalmente) e da organizzazioni politiche che si rifanno ideologicamente (anche se in maniera progressivamente meno marcata) al pensiero comunista.

In principio, l’affermazione che tutti gli uomini sono uguali, che devono avere pari opportunità e accesso alla ricchezza non fa una piega e su questa tutti concordano; chi si sognerebbe di promuovere un’idea di società basata sulla diseguaglianza, sull’opportunità basata sulla nascita e sull’impermeabilità della ricchezza tra le varie classi sociali? Il feudalesimo è morto da duecentocinquanta anni e non se ne sente la mancanza, come certamente farebbe piacere che tutte le nazioni (non solo quelle europee) potessero godere di una buona condizione di vita.

Tuttavia il diavolo sta nei dettagli; per esempio nella definizione di pari opportunità e di come le si generino o nella definizione di equità. I devoti al solidarismo danno l’impressione di guardare meramente a pari opportunità di spesa e di tenore di vita attraverso la distribuzione equa (secondo loro) della ricchezza indipendentemente dal perché alcuni Stati o individui l’abbiano accumulata e altri no. E sempre i solidaristi paiono intendere equità come sinonimo di eguale disponibilità di mezzi.

Per i rigoristi, viceversa, le pari opportunità consistono, nell’ambito delle singole nazioni nel dare a tutti analoghe possibilità di successo indipendentemente dal censo di nascita e ciò dovrebbe concretizzarsi per esempio nel supporto allo studio (non necessariamente e anzi forse meglio se non, attraverso la scuola pubblica) e nell’accesso a finanziamenti per chi voglia fare impresa e non abbia una ricchezza familiare che lo consente.

Garantite (in modo rigoroso) le pari opportunità di partenza, tuttavia, il rigorista non prescinde da ciò che ciascuno vuole o riesce a farne e qui, fatalmente, nascono differenze anche enormi, perché il rigorista interpreta l’equità come “eguale compenso per eguali impegno e capacità”.

Su questi dettagli lo scontro diventa nello specifico fatalmente violento perché per i solidaristi al popolo greco dovrebbe essere condonato il debito perché possa godere dei necessari mezzi mentre per i rigoristi l’idea è che se hai vissuto (a debito) per anni sopra le tue possibilità fatalmente dovrai vivere per anni al di sotto delle tue possibilità (cioè in ristrettezze) per ripagarlo.

Per i solidaristi lo Stato deve rastrellare più risorse possibili (quando riesce a trovarle al netto dell’evasione fiscale anche incoraggiata dall’eccessiva tassazione) e ridistribuirle in forme varie, sotto forma di posti di lavoro artificiali, sussidi senza troppa analisi sull’effettiva indigenza, fiscalizzazione delle tariffe dei servizi commisurandole al reddito (ahimè, accertato); diversamente, i rigoristi ritengono che la tassazione non debba essere esasperatamente progressiva, che i patrimoni quando onestamente accumulati siano da rispettare, che una volta assolti i propri compiti fiscali i servizi debbano essere pagati in funzione della loro fruizione e che il tenore di vita possa essere molto diverso a fronte di diverse storie di impegno, lavoro, capacità, talvolta anche fortuna.

Guardando puramente allo stato delle economie delle varie nazioni sembra non esserci partita; i paesi dell’Europa del Nord che hanno radici solide nell’etica protestante o quelli anglosassoni che pongono l’iniziativa e la libertà dell’individuo al primo posto (anche negli assetti costituzionali) se la passano assai meglio di quelli dell’Europa del Sud.

E’ assai difficile che le nazioni che hanno raggiunto un benessere più diffuso grazie anche alla loro organizzazione sociale siano disposte a sacrifici e benevolenza per e verso chi sembra dimostrare di non essere troppo disposto ad adeguare taluni sistemi (per esempio quello pensionistico) a quello che gli altri Paesi hanno già fatto, ma soprattutto che siano disposte a lasciar credere che essere politicamente e socialmente rigorosi oppure no possa alla resa dei conti essere un particolare marginale, con il rischio che anche le proprie opinioni pubbliche comincino a crederci e a desiderare soluzioni apparentemente facili ma fatalmente perdenti.

Pertanto, assunto che la tragedia greca resterà in ogni caso una tragedia, l’unica via possibile sembra che la Ue, sotto l’influenza determinante di Europa centrale e del Nord tenga duro, riportando la Grecia di fronte alla sua democratica e autonoma decisione se fallire o riformarsi e poi fornisca alla Grecia aiuti umanitari, cosa che è già stata ventilata.

Perché il problema principale non è se aiutare la Grecia, ma il non volerlo fare alle condizioni di chi a dispetto della storia pensa che la redistribuzione esasperata del reddito sia la via. E perché i paesi del Nord e gli anglosassoni hanno ben assimilato la famosa frase della Thatcher che “il problema del socialismo è che, prima o poi, i soldi degli altri finiscono”.

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Erasmus plus, sempre più italiani verso Europa e Paesi extra-Ue per studio e stage

Giovani italiani che vogliono studiare o lavorare nell’Unione europea. Ma anche – sempre di più – in Paesi extra Ue, in particolare in America Latina. I dati diffusi dal programma mobilità all’estero di Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca innovativa), ente del Ministero dell’Istruzione, indicano un aumento di interesse degli atenei italiani e degli studenti per Erasmus plus 2015-16. Un programma che si rivolge a giovani della scuola secondaria, universitari, docenti e giovani lavoratori e che spazia dalla formazione allo sport. Nei primi sei mesi dell’anno, le candidature hanno superato 4 volte il budget a disposizione dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, che per il prossimo anno è di oltre 11 milioni e 650 mila euro.

I numeri – Nell’anno scolastico 2015-16 saranno 20.939 gli studenti totali italiani coordinati dall’Istituto nazionale che andranno nelle università estere e, in aggiunta, 5.116 quelli in mobilità per tirocinio in imprese europee (+20% rispetto all’anno scorso). In totale sono quindi 26.055 i percorsi attivati, quando nel 2014-15 erano stati complessivamente 25.448.

In particolare, le candidature di mobilità al di fuori dei confini dell’Unione europea hanno superato 4 volte il budget a disposizione per l’Italia che per il prossimo anno è di 11 milioni e 650 mila euro, su un totale comunitario di 121.329.835 euro, mentre le risorse totali stanziate per la mobilità di studenti italiani nel mondo sono 53.150.261 euro. “Per uno studente Erasmus+ in uscita verso i Paesi del resto del mondo – spiega Indire in una nota – l’importo della borsa di studio è stato fissato a 650 euro al mese più un contributo per il viaggio”. La nuova formula proposta dal bando consentirà a studenti e docenti universitari comunitari di realizzare un periodo di studio o docenza non solo all’interno dell’Unione europea ma anche negli altri Continenti. E per la prima volta al programma potranno partecipare gli studenti di 233 Istituti tecnici superiori italiani.

Le destinazioni extra-Ue preferite – L’area geografica che ha suscitato maggiore interesse da parte degli studenti italiani è stata l’America Latina. Gli studenti stranieri interessati invece a frequentare università italiane o a conseguire tirocini nelle aziende del nostro Paese, arriveranno principalmente dai Paesi del Mediterraneo meridionale. Nel 2015-2016 oltre cinquemila studenti Erasmus+ partiranno invece per percorsi di formazione in imprese europee.

Fino a mercoledì 8 luglio Roma ospita i principali rappresentanti delle università italiane per l’incontro annuale Erasmus+, organizzato dall’Agenzia nazionale Indire e rivolto anche all’istruzione superiore. Due giorni dedicati alle principali novità introdotte dal programma, dalla Guida Ects (Sistema europeo di trasferimento e accumulo dei crediti) a l’Eche, (Carta Erasmus per l’istruzione superiore).

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Erasmus plus, sempre più italiani verso Ue e Paesi extra-Ue per studio e stage

Giovani italiani che vogliono studiare o lavorare nell’Unione europea. Ma anche – sempre di più – in Paesi extra Ue, in particolare in America Latina. I dati diffusi dal programma mobilità all’estero di Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca innovativa), ente del Ministero dell’Istruzione, indicano un aumento di interesse degli atenei italiani e degli studenti per Erasmus plus 2015-16. Un programma che si rivolge a giovani della scuola secondaria, universitari, docenti e giovani lavoratori e che spazia dalla formazione allo sport. Nei primi sei mesi dell’anno, le candidature hanno superato 4 volte il budget a disposizione dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, che per il prossimo anno è di oltre 11 milioni e 650 mila euro.

I numeri – Nell’anno scolastico 2015-16 saranno 20.939 gli studenti totali italiani coordinati dall’Istituto nazionale che andranno nelle università estere e, in aggiunta, 5.116 quelli in mobilità per tirocinio in imprese europee (+20% rispetto all’anno scorso). In totale sono quindi 26.055 i percorsi attivati, quando nel 2014-15 erano stati complessivamente 25.448.

In particolare, le candidature di mobilità al di fuori dei confini dell’Unione europea hanno superato 4 volte il budget a disposizione per l’Italia che per il prossimo anno è di 11 milioni e 650 mila euro, su un totale comunitario di 121.329.835 euro, mentre le risorse totali stanziate per la mobilità di studenti italiani nel mondo sono 53.150.261 euro. “Per uno studente Erasmus+ in uscita verso i Paesi del resto del mondo – spiega Indire in una nota – l’importo della borsa di studio è stato fissato a 650 euro al mese più un contributo per il viaggio”. La nuova formula proposta dal bando consentirà a studenti e docenti universitari comunitari di realizzare un periodo di studio o docenza non solo all’interno dell’Unione europea ma anche negli altri Continenti. E per la prima volta al programma potranno partecipare gli studenti di 233 Istituti tecnici superiori italiani.

Le destinazioni extra-Ue preferite – L’area geografica che ha suscitato maggiore interesse da parte degli studenti italiani è stata l’America Latina. Gli studenti stranieri interessati invece a frequentare università italiane o a conseguire tirocini nelle aziende del nostro Paese, arriveranno principalmente dai Paesi del Mediterraneo meridionale. Nel 2015-2016 oltre cinquemila studenti Erasmus+ partiranno invece per percorsi di formazione in imprese europee.

Fino a mercoledì 8 luglio Roma ospita i principali rappresentanti delle università italiane per l’incontro annuale Erasmus+, organizzato dall’Agenzia nazionale Indire e rivolto anche all’istruzione superiore. Due giorni dedicati alle principali novità introdotte dal programma, dalla Guida Ects (Sistema europeo di trasferimento e accumulo dei crediti) a l’Eche, (Carta Erasmus per l’istruzione superiore).

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Erasmus plus, sempre più italiani all’estero per studio e stage

Giovani italiani che vogliono studiare o lavorare nell’Unione europea. Ma anche – sempre di più – in Paesi extra Ue, in particolare in America Latina. I dati diffusi dal programma mobilità all’estero di Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca innovativa), ente del Ministero dell’Istruzione, indicano un aumento di interesse degli atenei e degli studenti italiani per Erasmus plus 2015-16. Un programma che si rivolge a giovani della scuola secondaria, universitari, docenti e giovani lavoratori e che spazia dalla formazione allo sport. Nei primi sei mesi dell’anno, le candidature hanno superato 4 volte il budget a disposizione dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, che per il prossimo anno è di oltre 11 milioni e 650 mila euro.

I numeri – Nell’anno scolastico 2015-16 saranno 20.939 gli studenti totali italiani coordinati dall’Istituto nazionale che andranno nelle università estere e, in aggiunta, 5.116 quelli in mobilità per tirocinio in imprese europee (+20% rispetto all’anno scorso). In totale sono quindi 26.055 i percorsi attivati, quando nel 2014-15 erano stati complessivamente 25.448.

In particolare, le candidature di mobilità al di fuori dei confini dell’Unione europea hanno superato 4 volte il budget a disposizione per l’Italia che per il prossimo anno è di 11 milioni e 650 mila euro, su un totale comunitario di 121.329.835 euro, mentre le risorse totali stanziate per la mobilità di studenti italiani nel mondo sono 53.150.261 euro. “Per uno studente Erasmus+ in uscita verso i Paesi del resto del mondo – spiega Indire in una nota – l’importo della borsa di studio è stato fissato a 650 euro al mese più un contributo per il viaggio”. La nuova formula proposta dal bando consentirà a studenti e docenti universitari comunitari di realizzare un periodo di studio o docenza non solo all’interno dell’Unione europea ma anche negli altri Continenti. E per la prima volta al programma potranno partecipare gli studenti di 233 Istituti tecnici superiori italiani.

Le destinazioni extra-Ue preferite – L’area geografica che ha suscitato maggiore interesse da parte degli studenti italiani è stata l’America Latina. Gli studenti stranieri interessati invece a frequentare università italiane o a conseguire tirocini nelle aziende del nostro Paese, arriveranno principalmente dai Paesi del Mediterraneo meridionale. Nel 2015-2016 oltre cinquemila studenti Erasmus+ partiranno invece per percorsi di formazione in imprese europee.

Fino a mercoledì 8 luglio Roma ospita i principali rappresentanti delle università italiane per l’incontro annuale Erasmus+, organizzato dall’Agenzia nazionale Indire e rivolto anche all’istruzione superiore. Due giorni dedicati alle principali novità introdotte dal programma, dalla Guida Ects (Sistema europeo di trasferimento e accumulo dei crediti) a l’Eche, (Carta Erasmus per l’istruzione superiore).

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Video YouTube, Neymar ubriaco? Calciatore si fa riprendere da un’ amica

RIO DE JANEIRO, BRASILE – Neymar su di giri come non si era mai visto.  Il fuoriclasse in forza al Barcellona si sta godendo le ferie in Brasile dopo la deludente Coppa America. Il Brasile è uscito ai quarti di finale contro il Paraguay ai calci di rigore e Neymar ha saltato quasi l’intera competizione […]

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